Il racconto dei Randolomitici

In questa pagina vogliamo riportarvi 5 storie di ciclismo, di passione e di fatica che sono state scritte durante la Randolomitics 2016 da 5 Randolomitici che hanno vissuto con il cuore questa esperienza nel cuore delle Dolomiti. 

VI CONSIGLIAMO DI PRENDERVI 15 MINUTI PER POTER LEGGERE ED IMMAGINARE QUELLO CHE I NOSTRI AMICI VI STANNO PER RACCONTARE…BUONA LETTURA!


 

ANDREA ZAMPERETTI (percorso Dolomiti)

Quando si decide di partecipare ad un evento sportivo come una randonne di questo livello /dislivello non puoi inventarti niente per caso, tutto deve combaciare perché la macchina fisico abbia potenza e resistenza per poterlo superare. Allenamenti costanti, alimentazione attenta, sana, rinunce e fatiche che diventano stile di vita, senza se! senza ma! lo devi fare e basta!.. con grande determinazione per te stesso e per il risultato che ti sei prefissato. Siamo partiti con l'entusiasmo di un bambino, la saggezza di un adulto e la preparazione degna di un professionista. Guidare una bici sembra cosa da poco, facile, non è così, ci vuole concentrazione specialmente quando nelle discese la lasci andare dai sessanta agli ottanta all'ora, lì non puoi sbagliare niente, non si deve sbagliare niente. La randolomitics non lascia al caso niente, preparazione, testa, cuore devono essere in sintonia perfetta, perché quando una di esse viene a mancare le altre devono avere forza di compensare per continuare. Ora resta un'esperienza da ricordare, da raccontare, come qualsiasi altra cosa nella vita ti abbia messo alla prova oltre i tuoi limiti. Un grazie di cuore all'amico compagno di avventura Fiorindo….fortissimo!! lui scollinava sempre prima di me!…altro passo il suo da fare invidia….una cosa bella vi voglio raccontare che sancisce un'amicizia quando e vera….ad Alpi di Pampeago Lui era davanti come sempre…. all'arrivo i fotografi dell'organizzazione pronti allo scatto….lui ha rinunciato allo scatto personale, mi e venuto incontro perché voleva farlo insieme a me….se non è amicizia questa….non so!  Grazie ancora Fiorindo sarà per noi impossibile dimenticare tutto questo…impossibile!!!    Mi mancava 500 metri all'arrivo…l'emozione, gioia, soddisfazione, un mix di vita che in un istante l'assapori al mille per mille…non ho saputo trattenermi…non è la prima volta….incredulo del risultato piangevo come un bambino e non mi vergogno assolutamente a dirlo è vita! Un grazie 1000 a tutti per i complimenti ricevuti…Graditissimi…..

PIERLUIGI CARAPELLI (percorso Easy Fleim)

La mente umana è come un hard disk, un potente e capiente hard disk che ogni giorno salva ed immagazzina decine e decine di file, immagini, parole. Col passare degli anni anche il più capiente disco si riempie, a volte si è costretti a svuotarlo di tutto quello che riteniamo inutile, superfluo o ridondante. Purtroppo nella mente non si può premere un bottone per svuotarla delle cose superflue, in maniera del tutto naturale però si creano delle priorità di ricordi, ecco quindi che tanti "file" si dimenticano, altri proviamo a dimenticarli, altri infine rimangono vivi. Sono proprio questi ultimi quelli che ci fanno stare bene, li ricordiamo e li viviamo constantemente in maniera positiva, li associamo ad eventi, situazioni, colori, profumi, luoghi e persone che in un determinato contesto ci hanno dato positività. Ecco, in quella "cartella" dei preferiti il giorno sabato 9 luglio ho salvato un file, l'ho nominato "Randolomitics".

 

FRANCESCO PAVAN (percorso Fiemme)

CI ARRIVERAI SOLO COL CUORE

Pensavo che il motto “dove non arrivano le gambe arriverà il cuore” fosse solo uno slogan per rendere epico l’evento. Mi sbagliavo. La randonnèe a cui ho partecipato sabato 9 luglio ha un percorso lungo circa 230 km con 7000 metri di dislivello, partenza da Tesero, nove passi dolomitici e arrivo sull’Alpe di Pampeago. Mi sono iscritto per primo a dicembre, mi piacciono le sfide, le sfide alla mia portata però, quelle in cui sai che puoi farcela se ti impegni un po’ più del solito.
Il percorso non è impossibile, solo che le due salite più dure, dopo quelle iniziali (Valles e Fedaia), solo alla fine (Lavezzè e Pampeago), dopo essersi sciroppati 188 km e altri 5 passi minori. Ma partiamo. Ore 8, discorso introduttivo dell’ideatore dell’evento e poi via in 170 verso il Valles.
Arrivo in quota, inaspettato ristoro con brioches e coca cola: sarà la solita manifestazione, pensavo. Poi giù verso Cencenighe, i Serrai di Sottoguda, Malga Ciapela e i rettilinei diabolici del Fedaia sotto un sole cocente. Mi fermo all’ombra di un’insegna preso da un attacco di calore eccessivo, sono le 11:30, ci sono 36 gradi. Dopo un po’ provo a mangiare qualcosa ma non va giù niente, le barrette sembrano di plastica, le banane le ho finite. Tutti i ciclisti che passano sono in piena apnea. Bevo e aspetto di riprendermi.
Delle nuvole arrivano in mio soccorso, riparto. Valico il Fedaia e subito giù a prendere per il Sella, in cima bevo una meritata birra media e compero 2 mele pagate 1 €/cd. Va bene. Poi un alternarsi di salite e discese risparmiando la gamba per gli ostacoli finali. 
Sul Gardena trovo Vittorio, un ragazzo di Castelfranco che la notte l’ha passata in macchina “alla selvaggia”, è già stanco, facciamo una parte del Campolongo assieme, poi sul Pordoi si ritirerà. Comincio ad essere fatto anch’io. Sono le 18:30, tante ore in bici, faccio fatica a stare in sella. Arrivo a Vigo di Fassa ed inizio il Costalunga. Il sole si sta abbassando e illumina meravigliosamente il profilo dei monti e ………………poi comincia a fare fresco come piace a me. 
Inizio la salita del Lavazzè alle 21. Sono in forte ritardo sulla mia personale tabella di marcia, pensavo di arrivare al traguardo all’imbrunire, ma qua manca ancora un sacco di roba a fare. Pazienza. Non ho mai corso di notte ma sono attrezzato: accendo i fanali e via su per 12 km per superare circa 1000 metri di dislivello.
La salita è continua, alle 21:45 è buio pesto, solo il fanale illumina la strada come sul palcoscenico, a fianco a me l’acqua del torrente ed il rumore della catena ben oliata. Dopo un’ora mi fermo. Seduto su un muretto al ciglio della strada, cercando le poche stelle nel buio fitto di una notte nuvolosa, sperando di recuperare le energie rimaste per andare avanti: non sono arrivato fino a qui per rinunciare! Mi alzo, a fatica riesco a riagganciare i pedali ma riparto, manca ancora molto. Arrivo in cima. Ne manca solo una! Regolo il fanale sulla massima intensità per affrontare la discesa. Non l’ho mai fatto prima, speriamo bene. Scendo molto frenato passando per Varena, Cavalese e Predazzo.
Arrivo a Tesero per l’ultimo timbro sul foglio di viaggio, al Bar Stella il gestore sfotte un po’ per l’ora tarda ma è simpatico e mi offre del melone fresco augurandosi che non mi prenda il cagotto.
Ci siamo, inizia l’ultima fatica, 10.5 km con 1000 metri di dislivello. Sono le 23:30. Non conosco la salita, su un cartello stradale leggo Pampeago 4 km, magari l’organizzazione ha sbagliato il roadbook, magari sono quasi arrivato. Altro che, la pendenza non scende mai sotto il 10%, sono in mezzo alle tenebre, il Garmin si spegne dopo 15 ore e mezza di servizio, sono completamente e inesorabilmente solo! Mi fermo presso una chiesetta ad abbeverarmi ad una fontana: vabbè, ormai non ho più fretta, l’ultimo timbro l’ho fatto, arrivo quando arrivo, ma arrivo. Riparto a fatica, ho il culo in fiamme, le mani che mi fanno male e lo stomaco vittima del fatidico melone del barista burlone. 
Passo per una zona turistica molto illuminata, poi torna il buio pesto e mi si fa incontro un’auto: penso che voglia chiedermi che cosa sto facendo e se ho bisogno di aiuto, invece è uno degli organizzatori. Mi domanda se penso di arrivare fin su, per avvisare che mi aspettino. Rispondo di si, che arriverò in cima. Penso che stavolta sarò proprio l’ultimo e non faccio la domanda più importante: ma quanto manca?
Proseguo, nel buio fitto una strana luce mi viene incontro. Subito non capisco ma quando mi è a ridosso l’urlo “grandeeeee” capisco che è un compagno di avventura che cerca di darmi la carica. Poi altri ciclisti in picchiata “vai, vai, vai”, poi “alè, alè, alè”. Da un lato mi esalto, ma dall’altro penso: ma da dove arrivano tutti questi? Sono 5 ore che non incontro un ciclista, vuol dire che manca ancora un’infinità: nessuno ha urlato “dai che è finita”!
In una galleria mi intercetta un’altra auto dell’organizzazione, questa volta domando subito quanto manca. Mi risponde che ci sono ancora 1.5 km duri, poi la strada si stringe e, fatti altri 2 km, c’è l’arco dell’arrivo e che devo entrare subito nella baita a destra perché fa freddo. Continuo a pedalare, ma quand’è che si stringe la strada? Ho perso completamente la cognizione spazio temporale, ma ormai non dovrebbe mancare molto. 
Mi fermo ancora una volta, poi trovo la strada stretta che entra nel bosco. Ah se almeno ci fosse la luce delle stelle. Niente da fare, però il mio fanale comincia ad illuminare alcuni striscioni con la scritta Randolomitics. Dai che ci siamo! 
Finalmente passo sotto l’arco gonfiabile, poso la bici sulla baita, entro, la stube è accesa, si sta bene. I due dell’organizzazione sono quasi più stanchi di me ma mi offrono di tutto, dalla pasta alla birra. Sono le 24:30. Aspettavano me e altri 3, poi si chiude. Non sono l’ultimo.
PS. Come sempre le situazioni estreme ti lasciano qualcosa di indelebile, delle sensazioni che se non le provi non le puoi immaginare, neanche con l’enfasi di un racconto appassionato. Forse è per questo che esistono le randonnèe: per farti provare quello che normalmente non faresti mai. Per tirare fuori il meglio di te.

 

FRANCO MINGARDI (percorso Dolomiti)

La mia randolomitics inizia lo scorso anno nel preciso momento in cui la mia compagna di squadra Stefania di propone di farla e cosi procediamo all’iscrizione a questa randoneè . Non avevo mai fatto una randoneè cosi estrema , avevo fatto il montegrappa challenghe terminando le 5 salite al monte grappa in un unico giorno , avevamo fatto assieme il Tuor dell’Ortles  ma questa è ancora piu tosta . Cosi iniziamo la preparazione in palestra con tabelle di forza e al fine settimana si esce con la squadra . Le uscite vanno aumentate in modo progressivo e costante alternando aumento kilometrico a dislivello . Tutto è finalizzato ad arrivare pronti e preparati all’appuntamento del 9 Luglio di Tesero . I mesi passano fino ad arrivare a qualche settimana fa dove ci sentivamo piu o meno pronti ma sempre con un minimo di ansia e rispetto verso questa dura prova che a volte diventava anche un dubbio ( che mi guardavo bene dal rivelare alla mia socia ) sulla effettiva capacità di farla . Pianifichiamo tutto , percorso ,medie , pause, altimetrie , abbigliamento , rifornimenti , attrezzatura diurna e notturna , cosa mettere nello zaino che troveremo ad Agordo dopo 260km e 10 passi completati . Finalmente arriva il nostro week end e la tensione è palpabile ma ci confortano le previsioni che danno bel tempo . Arriviamo a Tesero il venerdi pomeriggio . Ritiro pacco gara ,preparazione della bici , consegna zaino , cena e si và a riposare . La mattina seguente un abbondante colazione , ci si veste e alle 7:30 siamo pronti per la partenza . In centro Tesero splende un bel sole , tutti sono schierati e pronti a partire, la muscia ci fa da accompagnamento  e mi viene la pelle d’oca a pensare per quanto tempo abbiamo  aspettato questo momento . Si parte con una bella iniziativa  di rimanere tutti uniti e compatti dietro l’auto dell’organizzazione almeno fino al primo passo della giornata dove ci aspetterà una gradita sorpresa fuori programma. Trasferimento fino a Predazzo dove inizia il primo passo :

IL PASSO VALLES 14km al 7,5% di media con punte al 16% con un dislivello di 1060mt
Si sale tranquilli tutti compatti dietro l’organizzazione che al passo ci fa trovare un bicchiere di coca e una briosche . Foto di rito , antivento e si scende per circa 7km fino al bivio per Falcade dove giriamo a sinistra e si inizia il secondo passo .
IL PASSO SAN PELLEGRINO : 5,4km al 9,4% con punte al 18% per un dislivello di 523mt
Passo per me inedito , molto impegnativi i primi 3km poi la strada “spiana” al 8/9%
Qui ci aspetta il primo punto di controllo che passiamo alle 11:10
Discesa , leggera salita fino a Canezei e si inzia il terzo passo
IL PASSO PORDOI : 9,4km alla media di 6,8% con punte al 9,7% per un dislivello di 637mt
Molto regolare come salita , saliamo piano gustandoci lo spettacolo della Marmolada sulla nostra destra . Affrontiamo il magnifico serpentone di curve in discesa verso Arabba e andiamo ad imboccare la strada per il quarto passo , ma prima decidiamo di fermarci ad Arabba per un panino con bibita
IL PASSO FEDAIA : 14,1km alla media di 7,5% con punte al 16% per un dislivello di 1060mt
A Sottoguda ci aspetta anche il secondo controllo che passiamo alle 15:10
Salendo decido per una piccola deviazione percorrendo i Serrai di Sottoguda . Uno spettacolo unico !!! Si riprende la strada maestra e si sale . Siamo già a 8 ore di bici e le pendenze di “capanna Bill “ sono aspre , dobbiamo dosare le energie e salire piano a risparmio . Arrivati al passo trovo una mia amica di Brescia che sta prestando assistenza ai suoi compagni di squadra e ci offre una coca e un stupendo panino alla bresaola !! Cosi prezioso che decido di mangiarne solo metà tenendo il resto per un secondo ristoro . Si scende veloci verso Canazei costeggiando il ghiacciaio della marmolada . Una volta in paese si ricomincia a salire nuovamente verso il pordoi ma questa volta percorsi 6km si gira verso sinistra e inzia il quinto passo
IL PASSO SELLA : 11,4km al 6,6% con punte al 9%
Lo spettacolo del gruppo del Sella è mozzafiato e piu volte rallento fotografando questo magnifico paesaggio dolomitico . La giornata è favolosa , sole , cielo blu cobalto , temperatura ideale e un gioco unico di nuvole in cielo che mi tiene costantemente con lo sguardo rivolto verso l’alto . Arrivato in vetta consumo il resto del panino e si scollina , appena qualche km di discesa e subito ci aspetta il sesto passo
IL PASSO GARDENA : 6km al 6,6% con punte al 9%
Si scollina e lunga discesa verso Corvara dove ci aspetta il punto di controllo n 3 che passiamo alle 19:25 . Trasferimento meraviglioso verso la Villa e San casciano con il sole al tramonto che sembra incediare le cime delle montagne . A San Casciano ci consigliano anche una sosta perché poi trovare qualcosa di aperto diventerà dura . Quindi ci fermiamo e ci facciamo preparare un panino che metteremo nello zainetto da mangiare in vetta al prossimo passo , il settimo
IL PASSO VALPAROLA : 14km alla media di 5,4% con punte al 9,5% con dislivello di 702mt
Si sale in uno scenario meraviglioso con le punte delle cime dolomitiche illuminate dagli ultimi raggi di sole e una pace quasi irreale !!!  Basta auto !!!  Basta moto !!!….solo il rumore della catena e dei nostri respiri . Arriviamo in vetta alle 21:15 . Foto , vestizione perché inizia a fare freddo e allestimento fanale . Anche se sembra che ci sia ancora luce di li a 10/15min si farà gia buio e per fortuna che avevo preventivamente cambiato le lenti degli occhiali mettendo le trasparenti . 14 km di interminabile discesa e svolta a destra a Pocol . Sono le 21:55 e si inzia l’ottavo passo
IL PASSO GIAU : 8,6km al 8,3% con punte al 12% e un dislivello di 716mt
La salita la facciamo nel buio piu completo . Decidiamo di accendere il fanale alternandoci . Fino a metà salita lo tiene acceso Stefania poi dalla metà salita in su lei lo spegne e lo accendo io sempre in modalità risparmio al 50% di luminosità . I fanali sono nuovi e non sapendo l’effettiva durata non possiamo permetterci di trovarci in discesa dal Duran senza luci . Cosi faremo anche per i prossimi passi .  Si fatica a procedere dritti senza ondeggiare , di giorno è diverso ma di notte con il fanale acceso di Stefania dietro di me vedo la sua luce ondeggiare e vedo la mia ombra sulla strada fare altrettanto . Mi sembrava di procedere dritto e invece no e questo ondeggiamento dopo un po ti stordisce , quasi ti inebria . Proviamo a spegnere il fanale e  il buio è totale  !!!  Come avere gli occhi chiusi …non si vede nemmeno il manubrio della bici . L’atmosfera è quasi irreale , il silenzio quasi assordante , ormai si ha anche poca voglia  di chiaccherare perciò solo due rumori ci accompagnano verso la vetta ….la catena e il nostro respiro .
Alziamo la testa e uno spettacolo unico ci sorprende !!  Una stellata meravigliosa , si distingue persino la via lattea . Riconosco immediatamente l’orsa maggiore ma sono convinto che se mi fermassi riuscirei a distinguere anche altre costellazioni ma non possiamo permettercelo , meglio continuare .  Arriviamo al passo alle 23:15 e qui dovrebbe attenderci il quarto punto di controllo ma il rifugio è chiuso e non ci resta che farci una foto che possa valere come prova del nostro passaggio . Ci si veste e si affrontano 10km di fredissima discesa . Il fanale al 100% non basta tanto sono strette e tecniche alcune curve . Decido di stare davavnti io di 20/30mt in modo che Stefania possa seguire le mie traiettorie e vedere in anticipo le curve e la loro ampiezza . Faremo cosi anche per le discese successive . Si prosegue fino ad inziare il nono passo consecutivo
IL PASSO FORCELLA STAULANZA : 14,4km al 5,4% con punte al 9,1%
Siamo in bici da 16 ore consecutive e la stanchezza inizia a sentirsi sempre di piu . Tra uno sbadiglio e l’altro si arriva in vetta dove si affrontano 12km di discesa freddissima . La bici inizia a tremare nonostante manicotti , antivento , mantellina manica lunga e guanti !!!!
La discesa inizia a diventare una sofferenza infinita , si procede pianissimo . Nonostante il fanale acceso al 100% della luminosità la percezione delle buche e la loro profondità è molto diversa dalla luce diurna del sole . Le mani iniziano a fare veramente male quando si frena e siamo costretti a fermarci piu volte per sgranchirci le dite e fare in modo di far passare il dolore .
Fine della discesa a Dont dove giriamo a destra e ci troviamo davanti a delle rampre micidiali del decimo passo dolomitico
IL PASSO DURAN : 8,2km alla media del 8,2% con punte del 15%
Le prime rampe sono micidiali e ci chiediamo subito se arriveremo mai in vetta !!  Per fortuna poi spiana un po’ e diventa un po’ piu regolare come salita . Incontriamo anche un altro randoner che stremato appoggia la bici e si sdraia sul muretto che costeggia la strada . Ci rassicura che va tutto bene vuole solo star sdraiato qualche minuto . Sono le due e mezza e siamo in bici dalle 8:00 . Siamo partiti ben 18 ore e mezza fa . Arriviamo in vetta alle 3:00 e iniziamo la discesa verso Agordo,  prossimo punto di controllo e dove ci apsetta un minimo di riposo .
Le mani fanno sempre piu male e la velocità in discesa è quasi imbarazzante ma dobbiamo scendere in sicurezza e non c’è altro modo che andare piano e fermarsi quando non si riesce a
frenare .
Purtoppo pensavamo di arrivare molto prima ad Agordo dove invece arriviamo alle 4:00
Li troviamo due spogliatoi , doccie e un spogliatoio adiacente adibito a stanza da letto ( due tavole centrali e le panchine dello spogliatoio lungo il muro sono gli unici letti disponibili )
Ci facciamo una doccia , mangiamo quello che avevamo messo nello zaino ,(mezza porzione di riso , una simmenthal e una borraccia con proteine in polvere da aggiungere acqua )  mettiamo a caricare telefoni e Garmin e batterie aggiuntive . Fortunatamente si liberano le due tavole centrali che provvedo subito ad occupare …almeno sono un po’ piu larghe e magari riusciamo a dormire in una posizione diversa dalla mummia !!!! Sono le 4:45 quando chiudo gli occhi e in 10secondi sono addormentato . Purtoppo l’unica posizione che mi sento comodo e quella della mummia con lo svantaggio per tutti gli altri che inizio subito a russare tendendo sveglio metà dormitorio , Stefania compresa che non riuscirà a chiudere occhio nemmeno per 5min L
Dopo un ora e un quarto mi sveglio . Sono le 6:00 e Stefania è sveglia , basta uno sguardo di intesa e decidiamo subito di prepararci …prima partiamo e prima arriveremo  a Tesero . Ci aspettano ancora 160km , 6 Passi dolomitici e circa altri 6000mt di dilsivello .
Colazione con l’altra mezza porzione di riso e altra borraccia di proteine a lenta assimilazione .
Il caffè lo prenderemo piu avanti lungo il percorso .
Partiamo e solo dopo 4km iniziamo la salita dell’undicesimo passo
FORCELLE AURINE : 12km al 5,8% di media con punte al 7,5%
Percorriamo con molta calma i primi kilometri in modo da riprendere in modo graduale .
Subito rimango sorpreso dalla mia velocità di recupero . Ho dormito solo un ora ma mi sento benissimo quasi come alla partenza del giorno prima . Intuisco subito invece che per Stefania la ripresa è piu difficoltosa , forse troppo . All’inizio le pedalo a fianco , poi decido di starle una decina di metri piu avanti senza mai accelerare in modo da farle da punto di riferimento . Nei momenti di difficoltà molte persone non amano avere altre persone intorno quindi cerco di rimanre alla giusta distanza per farle percepire la mia presenza senza opprimerla , deve trovare da sola il proprio ritmo e superare quel momento di diffcioltà . Sono un po’ preoccupato pensando a cosa ci aspetta piu avanti ma rimango zitto e spero sia solo un momento passeggero . Invece ad un certo punto si ferma dicendomi di stare male con crampi allo stomaco e nausea . Forse le discese notturne erano troppo fredde e hanno lasciato il segno . Troviamo un bar e ordino un the caldo nella speranza che lo stomaco si sistemi . Mi viene in mente che nello zaino ho una bustina di Biochetasi che molte volte risolve in fretta queste situazioni , mi maledico per non aver pensato di metterla nello zainetto che ho sulle spalle  …..lo zaino è rimasto ad Agordo , 6 km piu a valle . Propongo di aspettarmi li mentre vado a recuperare il medicinale ma lei non vuole , secondo lei non serve in quel caso . Proviamo ad aspettare . Passa mezz’ora di panico in cui ripenso a tutti gli allenamenti fatti assieme , i programmi e le pianificiazioni di quell’evento preparato assieme per mesi fin nei minimi dettagli . Non può finire cosi , non è giusto !!! So quanto desiderava finire questa avventura cosi a lungo preparata e pianificata . Ed invece mi comunica che deve rinunciare , rientra a Tesero perché sta troppo male . In quel momento mi si chiude il mio di stomaco .  Non può essere vero !  Lei ha una forza di volontà incredibile e una determinazione pazzesca e vederla costretta a rinunciare di proseguire mi fa male ….molto male . Mi chiedo se sia il caso di provare ad insistere , di spronarla ma mi rendo conto che non servirebbe …. è troppo forte per non aver già valutato tutte le possibilità  , mi rendo conto che contro questo malessere con quello che ci aspetta sarebbe una tortura inutile . Non posso e non voglio lasciarla andare , le propongo di tornare con lei a Tesero ….si vince o si perde assieme. Ma lei insiste , devo continuare e mi incita a ripartire subito che sto perdendo tempo . Un abbraccio veloce e  riparto con le lacrime agli occhi per diversi kilometri ma con dentro una forza nuova , la forza della promessa di finirla anche per lei che non ha questa possibilità . Salgo veloce verso Forcelle Aurine , mi impongo spesso di rallentare il passo ma le gambe girano da sole senza sforzo . Breve discesa e si inzia il passo successivo
IL PASSO CEREDA : Lungo pochi kilometri caraterizzato da un inizio impegnativo con pendenza in doppia cifra , verso la fine invece diventa dolce e ben pedalabile .
12 km di discesa prima di affrontare il prossimo passo , ma prima decido di fermarmi a Fiera di Primerio per un caffè e un panino che mettero nello zainetto da mangiare al Broccon .
Ad Imer mi aspetta il punto di controllo n 6 che passo alle 9:34 .
IL PASSO GOBBERA : 6 km con pendenze da 5 al 6% . Pedalo agile e il caldo inizia a farsi sentire . Tutte le salite di oggi sono esposte a Sud Est e il sole inizia a picchiare duro. Mi sorprendo quando raggiungo e supero un randoner che era partito con noi da Agordo ma sui primi kilometri delle forcelle Aurine ci aveva staccato . Faccio due conti , mezz’ora di sosta per il malessere di Stefania , 15 minuti per il caffè e panino a Fiera di Primiero …possibile che l’abbia già ripreso ?? Lo supero e mi rendo conto di salire veloce , il mio pensiero torna alla mia compagna di avventura . Chissà come sta ? Spero le sia passato e che rientri agevolmente a Tesero Arrivato al passo provo a mandarle la mia posizione per farle sapere come procede ma internet non funziona L
Breve discesa e inizia il quattordicesimo passo
IL PASSO BROCCON : 15km alla media del 6,3% con una punta al 15% dislivello di 853mt
Salgo veloce , la gamba la sento bene , non vedo l’ora di arrivare in vetta per mandare la posizione a Stefania e farle sapere che anche questo passo è fatto . Mi impongo di bere ogni 10minuti esatti ,, una borraccia con sali e una con acqua alternando le bevute . Il caldo inizia a diventare veramente pesante ma  salgo veloce …forse troppo veloce , e il caldo mi sta prosciugando le energie senza che me accorga . Gli ultimi km sono infiniti , sembra sempre di arrivare . Mi aspetto ad ogni curva verso destra di vedere spuntare il passo ma invece niente si continua a salire . Quasi a fine salita vedo una fontana e decido di perdere 3 min bagnandomi la testa , le braccia e le gambe !!
Finalmente arriva il passo , sento di essere stanco perciò anziché mangiare il panino decido per una coca e un pacchetto di Loacker . Zuccheri veloci per un recupero immediato delle energie e prima di iniziare la discesa una barretta proteica . La discesa è lunga e decido di tenere il panino per l’inizio del Manghen . Mi mancano solo Manghen e Pampeago . Quando ci siamo lasciati qualche ora prima Stefania mi ha salutato dicendomi “ Dai capitano , vai !! C’è il Manghen che ti aspetta !!” Mi ritornano in mente quelle parole e vorrei già essere in salita …aggredirla con la solita grinta ma allo stesso tempo mi impongo di rimanere calmo , di gestire la situazione , fa caldo e mi sento molto piu stanco del dovuto . Realizzo di avere un po’ esagerato sul Broccon . Alla sera in albergo guardando l’applicazione GPS Strava mi renderò conto di essere salito i 15km del Broccon a quasi 13km/h di media avendo realizzato il quinto tempo di scalata di quel giorno . Ancora non lo sapevo ma il conto lo pagherò sul Manghen …e che conto !!!!
Una discesa infinita mi porta a Castel Tesino . Appena inizio la discesa devo fermarmi per togliermi l’anti vento . Fa davvero caldo quassù e non oso immaginare cosa mi aspetterà in pianura .
A Castel Tesino trovo una fontana e infilo dentro i piedi che iniziano a farmi molto male ad ogni buca che incontro in discesa . Da li si procede verso Pieve tesino e poi giu a Strigno . Diversi sali scendi . Mi stupisco che le strade siano deserte ma poi vedendo molte famigliole piazzate sotto gli alberi a mangiare realizzo che sono le 12:30 in punto . Arrivo in pianura e inizia il tratto di trasferimento verso Telve . Il caldo è pazzesco . Trovo una fontana e decido di mangiarmi il mio panino prosciutto e formaggio con i piedi immersi dentro l’acqua fredda . Faccio il pieno d’acqua e si parte per il penultimo passo.
IL PASSO MANGHEN : 24km alla media del 7/8% con punte al 15% Dislivello di ben 1630mt
Iniziano le prime rampe , mi sento gia stanco nonostante abbia appena mangiato , il polar mi segna 36 gradi e sto leteralmente colando !!  Nei primi kilometri qualche fontana c’è e decido di fermarmi ad ogni fontana che incontro. Bevo , cambio l’acqua delle borraccie (i sali sono finiti) mi bagno braccia , testa , berretto e in due casi salto dentro con l’acqua che mi arriva alle cosce in modo da attenuare il male ai piedi e attivare un minimo la circolazione alle gambe . Incontro un pezzo di strada dove l’asfalto è appena stato steso …bello nero !!!! Adesso il Polar segna 38/39 gradi. Ma possibile ?? Non asfaltano mai le strade e devono farlo proprio qui? In questo periodo?
La salita procede e mi impongo un andatura minima di salita ma è molto stancante lo stesso . Arrivo in val calamento e affronto il tratto al 15% . La veclocià cala di brutto . Salgo a 4,5km/h non sono mai andato cosi piano in quel tratto . Salgo verso la metà della salita e il caldo inizia a sentirsi meno , si sta meglio ma le gambe non lo sanno e continuano inesorabili a spingere  a 4,5km/h . Non riesco piu ad accelerare .Adesso mi mancano ancora 5km e un dislivello di 500mt . Penso….5km al 10% ….ancora un ora di scalata !! Non ci credo , ancora un ora ?? L’acqua è finita e la crisi è totale . Dalle gambe non riesco piu a tirare fuori niente , il cardio fisso a 110 battiti e non sale  . Quasi riesco a vedere me stesso da spettatore e l’immagine che vedo è orrenda!! Mi rimmarrà per sempre impressa questa scena di me mentre salgo barcollando a 35rpm , testa china sul manubrio , bocca aperta con un filo di saliva che cola sul telaio , sguardo incollato alla ruota anteriore evitando di alzare lo sguardo . Ho troppa paura a guardare in alto , a vedere cosa ancora mi aspetta e cosi mi costringo ad ogni tornate a guardare solo in basso e apprezzare che tutto sommato piano piano sto procedendo e che prima o poi in vetta ci arriverò, costi quel che costi . Vengo colto da ripetute e improvvise crisi di pianto , mi passa per la mente che cosi mi disidrato ancora di piu e subito mi scappa un sorriso e un pensiero “ ma come sono messo ? per pensare queste cazzate ???  “ L’unica cosa che adesso mi dà la forza di proseguire è il pensiero fisso della promessa fatta a Stefania , di finirla per lei che non ha potuto continuare . La stiamo comunque facendo assieme e non posso cedere . Alla fine arrivo in vetta , foto di rito e anche questa foto come tutte quelle da forcelle Aurine in poi le faccio solamente della bici appoggiata al cartello . Mi tornano in mente tutte le foto fatte il giorno prima , i selfie di noi due sorridenti sotto ai cartelli dei vari passi . Ma ora sono solo e di farmi i selfie proprio non mi passa per la testa , non da solo . Quasi una forma di rispetto verso chi in quel momento sotto al cartello fisicamente non c’è .
Mi vesto , procedo al timbro di controllo n 6 che fisso alle 16:20 e via in una discesa infinita .
Anche qui mi ero vestito bene perché mi ricordavo di avere sempre patito freddo scendendo dal Manghen , ma non questa volta . Quindi mi devo fermare per togliermi qualcosa . La discesa non finisce mai e devo fermarmi piu volte per massaggiarmi le mani che mi fanno talmente male che oltre a non essere in grado di freanare faticano anche a tenere il manubrio sulle numerose asperità della strada . Man a mano che scendo vedo che verso Tesero ci sono dei nuvoloni neri e quasi sicuramente sta piovendo . Arrivo a Molina di Fiemme e dal cellulare mi arriva un sms da parte di Stefania . Si trova al traguardo , mi sta aspettando e mi avvisa che a Tesero piove ma a Pampeago c’è il sole che mi aspetta .
Riparto verso Cavalese e quasi subito inizia a piovere , un vero acquazzone con vento a raffiche contrario e la strada in leggera salita . La cosa non mi tocca , c’è l’ho quasi fatta ….manca solo Pampeago….SOLO !!!!!
Arrivo a Tesero e timbro per l’ultimo controllo orario e su , si inzia l’ultimo passo , il Sedicesimo
ALPE DI PAMPEAGO 10,2km con pendenza media 9,4% e ben 5 km  molto duri con punte al 15% . L’inizio è gradevole , la temperarura ideale e il sole che inizia a farsi rivedere dopo il temporale . Inizia la parte dura , la conosco , l’avevo gia fatta con alcuni amici qualche anno fa ma quella volta mi sembrava di volare . Le solite battaglie in salita tra amici , gli scatti , le accelerazioni e le gambe che girano a 80/90rpm …..sono solo ricordi . Anche qui le gambe si rifiutano di andare oltre le 35rpm e salgo con la stessa velocità del Manghen …4,5km/h . Ma la testa non è piu china sul manubrio , lo sguardo punta dritto avanti quasi a sfidare quell’ultima salita perché non è questione di tempi o di velocità , si tratta solo di arrivare . Questa volta sono molto piu sereno perché so che alla fine in vetta mi aspetta l’arrivo ma soprattutto mi aspetta la mia compagna di avventura , vorrei accelerare ma non c’è la faccio quindi procedo con il mio passo . Arrivano le gallerie e mi ricordo che sono quasi in cima . Mi vedo già sbucare dall’ultima galleria e intravedere l’arrivo e chi mi sta aspettando . L’ultima galleria arriva , la passo , intravedo il piazzale ma è vuoto . Non c’è nessuno . Possibile ?? Dove si sono cacciati ??? Incontro un altro ciclista che sta scendendo che mi dice che devo salire dal parcheggio ancora per 1km . Noooooo lo sconforto e la rabbia prendono il sopravvento …mi ricordo bene adesso che se sono in Alpe e sono ben 4km che ancora mi mancano . Continuo a salire e quando intravedo l’ultima curva scalo un rapporto , mi alzo sui pedali e accelero iniziando a procedere a 9/10km/h . Mi sorprendo …perché adesso le gambe vanno e prima non ne volevano sapere ?? Ultima curva , vedo il fotografo , vedo l’arco dell’arrivo , lo passo e vengo assalito da sensazioni intense e contrastanti . Da una parte la gioia di rivedere Stefania che mi aspetta con il cellulare per scattarmi una foto , la gioia di averla finita per lei . Mi sento leggero quasi stessi per prendere il volo .
Dall’altra parte la malinconia che sia finita , che non ci siano  piu montagne da scalare per quel giorno , e  mi rendo conto che sul Manghen e a Pampeago non avevo finito tutte le energie ….vorrei che ci fosse un'altra salita ….vorrei pedalare fino a perdere i sensi .
Ma forse è meglio cosi , è finita e sono felice , molto felice !!! Un ristoro veloce , si carica la bici in auto e si torna in hotel .
Qualche mio amico mi ha definito un eroe , qualcuno un fuoriclasse …..a me viene solo da sorridere …..mi sento invece molto piu piccolo e fragile di quello che pensavo .
Grazie a tutti voi che avete reso possibile un week end che non scorderò mai piu in tutta la mia vita e ovviamente grazie alla mia socia di avventura Stefania !!
 

VITTORIO MILANI (percorso Fiemme)

STORIA DI UN NON OMOLOGATO 

La mia storia parte così, leggo nel 2015 da un noto Randonneur e Ultraciclista la sua esperienza alla Randolomitics fatta nel percorso estremo. Non conoscevo la manifestazione perché non inserita nel circuito ARI AudaxItalia al quale sono “timidamente iscritto” per verificare se riesco nella mia “zona” a pianificare qualche Rando da me fattibile (non oltre i 400 km).
Due giorni dopo la Rando del Solstizio d’Inverno, ovvero il 21 dicembre 2015, durante un giro in bici da corsa che riesco a ritagliarmi nella pausa pranzo da lavoro, un’auto non rispetta lo stop ad un incrocio e mi carica sul cofano sbattendo forte a terra. Esito dell’incidente: una clavicola fratturata con necessità di ridurla tramite intervento e  telaio di acciaio della mia vetusta Scapin piegato tutto su un lato.
La scarsa motivazione a riprendere la bici e dunque a cercare un mezzo da strada nuovo, mi dirotta totalmente sul primo amore MTB, riponendo definitivamente da parte il sogno di partecipare al VALTELLINA EXTREME BREVET del 19 giugno (nel percorso da 300 km).
Mi pongo come obiettivo la 100 km dei Forti una Marathon da 96 x 3000 mt che a giugno concludo molto positivamente (rispetto alle mie aspettative) nonostante il poco allenamento e il terreno “impossibile” a causa delle interminabili piogge di quel mese.
Ricompare in me la voglia di fare qualcosa di “importante” nel mese di luglio, così mi torna alla mente il resoconto di quel Randonneur. Non trovo più i riferimenti e dopo una ricerca incrociata, trovo il sito aggiornato della Randolomitics. Vicino a casa, 3 percorsi  fantastici; il primo FATTIBILE, il secondo un AZZARDO, il terzo IMPOSSIBILE; la data coincide in un periodo di vacanza della mia famiglia al mare per cui meno problemi.
Mi metto a pedalare con serietà sulle mie montagne, evitando la lunghissima salita di 27 km del Monte Grappa e prediligendo dislivelli intorno ai 700-1000 mt in ripetizione sul Monte Tomba o Monfenera (come sarà superare i vari Passi Dolomitici).
L’AZZARDO del percorso FIEMME diventa L’OBIETTIVO anche se solo una volta nella mia vita ho superato un 211 x 7.000 mt nella Salzkammergut del 2011 in Austria con la MTB, in 16 ore.
RANDOLOMITICS, quale logistica, quale abbigliamento, quale alimentazione ? Ma soprattutto quale mezzo ?
Sarà tutto all’insegna del minimalismo, e il mezzo? Sistemare la Scapin vuol dire troppo tempo, così mi ricordo dei consigli di un biker. “Su una 29” si può montare un copertoncino di una BDC da 28”. Faccio la prova una sera e tutto funziona, PERFETTO !

Carico tutto giovedì 7 sera, coperte cuscino, zaino, mtb “stradalizzata” e cibo…tanto perché conosco le mie mega-crisi di fame in queste Rando. Venerdì 8 lavoro e poi ore 17:00 uscita anticipata con direzione Tesero, valicando il Manghen. Sulla salita incontrerò il tipo della “Bromont” che sale in solitaria verso le 19:00 e già mi immagino di trovarlo all’indomani.
Raggiungo Tesero verso le 19:30, giusto il tempo per capirci e trovo il chiosco delle piadine. Chiedo se c’è il tipo dell’organizzazione e mi indicano Maurizio. Chiedo a lui se si può fare il ritiro del Pacco-Numero e lui cortesemente mi riapre l’ufficio consegnandomi tutto l’occorente. Subito dopo arrivano altri 4 o 5 iscritti e chiedo scusa a Maurizio perché ho creato “un precedente” così dovrà consegnare il materiale ad altre persone. Qualcuno gli fa notare che il ritiro al sabato era previsto fino alle 20:00 io invece ribadisco che sul sito era fino alle 19:00 mentre su Facebook era fino alle 20:00, motivo per cui è nato l’equivoco.
E’ sera, faccio due chiacchiere con la coppia del chiosco delle piadine, due persone squisite trasferite per cambio vita da Riccione e Pistoia al Primiero a far piadine …. Che storia la loro.
Torno in macchina e decido di trovare un parcheggio più adatto al mio giaciglio, poco sotto della H dell’elicottero dei Pompieri. Ceno con una bella ciotola di riso freddo avanzato e preparo il letto sul bagagliaio della mia auto, incatenando la mia mtb fuori, legata ad un cerchio dell’auto.

Nella notte non dormo bene, scenderò a far pipì almeno 4 o 5 volte, alle 6 e 30 mi sveglio prima che il cellulare suoni e faccio conoscenza con due ragazzi piazzati due posti auto più a destra in un furgone-camper. Parlottando si presentano come gli ideatori-organizzatori della Rando Imperator Monaco-Ferrara da 600 km. Persone semplici, divertenti, “Tanto di cappello” per l’idea della loro Rando e per la scelta di “provare” il percorso Dolomiti.
Ripongo tutto nello zaino; cibo, barrette, Sali,  un cambio estivo e uno invernale sapendo che avrei sofferto le discese degli ultimi passi a sera inoltrata e con le forze al lumicino. Lo zaino diventa “pesante” ….. chissà se utilizzerò tutto quell’abbigliamento.
Arrivo con loro alla piazza del paese allo scoccare delle 8:00 che Maurizio sta dando le ultime indicazioni al suo briefing, soprattutto sulla sorpresa al Passo Valles che già immagino sia una sorta di Ristoro, o forse una foto di gruppo.

8:00 pronti via, giornata spettacolare, pista ciclabile del fondo val di Fiemme che ricordo bene quanto abbia sofferto alla GF SPORTFUL dell’anno precedente, e quanto sia panoramica “oggi”. Predazzo bivio a destra e su verso il Passo Rolle. Mi impongo di non salire sopra i 150 bpm per tutto il Valles per non rimanere senza benzina da metà percorso. Le gambe buone di tutti gli altri spariscono davanti, improponibile seguirli e pur non forzando già a Bellamonte parte il solito problema. Esce l’ernia lombare che mi porto probabilmente “dalla nascita” (ne ho sempre sofferto, e le lunghe sedute di ginnastica correttiva in tenera età non hanno mai risolto), che mi toglie gradualmente “la corrente nelle gambe”. Continuo verso il Valles facendo conoscenza con il numeroso gruppo di Piazzola sul Brenta, vicini di casa, visto che io sono iscritto con un team di Cittadella, che accompagnavano in gruppo uno dei loro già un po’ in difficoltà.
Stringo i denti fino al Valles che mi si apre con stupore dopo un’ultima secca curva verso sinistra e lì trovo la “sorpresa”, un bel ristoro gestito da due ragazze “amiche di Maurizio” con “colazione a base di croissant freschi”. Quanto di meglio dopo una fatica di circa 1.000 mt.
Mi metto un antivento anche se la temperatura non lo richiede ma so che mi difenderà da eventuali congestioni che ho patito in altre Rando, fino a costringermi al ritiro. Raggiungere Falcade è un battibaleno, così mi fermo per togliere lo smanicato e proseguire con l’estiva, fradicia di sudore, fino a Cencenighe.
Comincia per me la parte più dura, avevo analizzato l’altimetria, e sapevo che per raggiungere il Passo Fedaia ci sarebbero voluti quasi 30 interminabili chilometri di incostante salita. Arrivo a Caprile con le borracce secche e mi fermo a far acqua a una fontanella. Ma ripartire verso Rocca Pietore mi fa capire che le gambe non girano benissimo. Arrivo al controllo e ordino un panino, ma la barista mi dice che ci vuole tempo, così preferisco prendere un gelato. Una volta ripartito, scelgo la strada per i Serai che pur conoscendola mi offre sempre un grande fascino. I due Euro per entrare non mi disturbano …. In Austria si pagano prezzi molto più alti per vedere spettacoli della natura molto meno affascinanti.
A Malga Ciapela ritrovo il gruppo dalle maglie azzurro chiaro di PIazzola che vengono assistiti da un loro furgone al seguito (squalificati per assistenza?), ma poco dopo crollo per il mal di schiena. L’unica cosa è fermarsi e rilassare il tutto. Riparto sapendo che i successivi 3 km fino a Capanna Bill sarebbero stati una bella “prova del nove”. Raggiungo la struttura piegato dalla fatica e dalla sete tanto che sono costretto a sedermi all’ombra a finir le borracce e mangiare qualcosa.
Dopo circa dieci minuti riparto alla volta del Fedaia e nonostante gli strappi oltre il 15% fatico un po’ meno grazie ad una temperatura più sopportabile. Al Fedaia compio l’errore di non prendere qualcosa da bere che pagherò per tutto il resto della Randolomitics, decidendo di scendere fino a Canazei a “borracce vuote”. Salto una fontana a Alba che vedo all’ultimo sicuro di trovarne ancora a Canazei. Cerco gironzolo tutto chiuso per la pausa pranzo, alla fine rimedio una pizzeria per asporto presso la quale acquisto un trancio di pizza e una Coca che mangio con poco appetito. Chiedo ad un Vigile urbano dove posso trovare una fontana e mi indirizza verso un parco giochi in direzione Val di Fassa ma a questo punto decido di non aggiungere km al giro, proseguendo alla volta del Sella, confidando di trovare qualcosa lungo il torrente che scende da lì. Niente, nessuna fontana, ma un cimitero dove di solito ce ne sono sempre, purtroppo è chiuso, così parto alla volta del Valles con l’intenzione di fare il pieno alle borracce al Ristorante poco dopo il bivio con il Pordoi. Dopo qualche km la sete è talmente forte che decido di fermarmi e fare il pieno delle borracce su un ruscelletto che attraversa la statale, “speremo che no me vegna el cagotto”. Al bivio con il Valles ancora il mal di schiena mi costringe ad una sosta e poi un’altra verso metà strada. Giungo al Valles stanco e stragrondante di sudore. Una Coca Cola e un paio di barrette mi ci vogliono, ma quando esco dal bar la percezione del freddo è pungente. “Ahia … crisi di fame !  Mi vesto di pettorina e manicotti “ e scendo alla volta del bivio con il Gardena, che spettacolo di valle ! C’abbiamo lasciato il cuore io e mia moglie in una breve vacanza dopo l’arrivo del mio primo figlio, tanto che lo messaggio via cellulare anche a lei, per rassicurarla che tutto procede bene.
I tre-quattrocento metri verso il Gardena passano velocemente così scollino, mi rivesto di pettorina e manicotti e scendo a Corvara. Cerco un posto dove mangiare un buon panino “salato”…. Ne sentivo la necessità dopo tutte quelle barrette “dolci”. Trovo un panificio aperto e mi faccio fare un bel panino allo speck da una gentilissima signora che mi fa il timbro sul cartellino di viaggio. Nonostante abbia bibite in vendita chiedo con una certa sfacciataggine dove potessi trovare una fontana; lei mi indica una vicino alla chiesa. Fuori dal panificio, trovo un altro randonneur “lento come me” alle prese con il cellulare e mi avvicino offrendogli aiuto. Era già al telefono con Maurizio che gli dico che può fare il timbro in un qualsiasi esercizio di Corvara. Alla chiesa del paese faccio il pieno alle borracce aggiungendo ad una, il contenuto di una busta di Sali, ma solo all’assaggio mi disgusta il sapore.
Mi raggiunge il “rando disperso” così facciamo due chiacchiere alla volta del Campolongo, ma dopo la lunga serie di tornanti iniziali gli dico che è meglio se salgo con il mio passo. Giungo in cima ai circa 1.900 mt del Campolongo stremato dal mal di schiena e poco dopo arriva un ciclista tedesco con un’attrezzatura da randonneur spaziale…. Un impianto luci mai visto …. Non faceva parte della Randolomitics, troppe borse (un lupo solitario??).
Parto alla volta di Arabba,  dove faccio per l’ennesima volta il pieno alle borracce alla fontana vicino alla Caserma degli Alpini. Saranno state le 18:00 quando parto alla volta del Pordoi sapendo che mi sarebbero aspettati tutti i 34-35 tornanti di quella salita quasi tutta fuori del bosco. Poco fuori di Arabba incrocio due bici da pseudo-trekking guidate da due signori intorno alla cinquantina alle quali erano rispettivamente agganciati due carrettini per il trasporto di bambini che scendono veloci dal Passo verso Arabba. I carrettini sono speciali, non sono i classici a due ruote che si trovano nelle città del nord, ma a singola ruota posteriore che consentono di inclinarsi seguendo solidali l’angolo della bici. Per quei pochi attimi che li incrocio, guardo dentro ciascun carrettino e vedo debitamente imbragato, un ragazzino tetraplegico su 10-12 anni con gravi problemi a tener fissa la testa ma sorridenti. Ancora adesso che la scrivo la cosa mi fa rabbrividire: “quanto amore di quei genitori per i loro figli”, “quanta fatica pur di renderli per un istante felici” “chissà da dove arrivavano vista l’ora del pomeriggio”, dal Pordoi?, da Canazei? Il Sella Ronda? Una cosa a dir poco GRANDE. Alla partenza delle seggiovie di metà Pordoi, mi raggiunge un ciclista sulla sessantina, ben messo come stazza. Mi chiede se ho acqua, così ne approfitto per rilassare la schiena. Non ne ho molta ma gliene offro più di metà borraccia. Lui mi ringrazia con un “grazie, mi hai salvato la vita” che mi fa sorridere e parte molto più veloce di me, ignaro che io ero alla sesta salita. Ad un chilometro dalla vetta mi fermo senza forze, con lo stomaco chiuso e la fame a zero. Ho il tempo di godere del panorama del tramonto del sole che ho in faccia e che girandomi colora tutte le Dolomiti di rosa acceso; è la prima volta che sono in quei posti a quell’ora. Riprendo un minimo di forze e riparto fino a raggiungere il primo bar aperto del Pordoi. Scorgo la bici del ragazzo incotrato a Corvara che esce e mi chiede come va. Gli dico che sono distrutto, che ho dovuto fermarmi a 1 km da lì per 5 forse 10 minuti perché mi veniva da vomitare. Lui mi dice che ormai era una ventina di minuti che era lì che erano partiti altri quattro del Randolomitics e che cominciava a sentire freddo. Ci siamo presentati solo lì, credo si chiamasse Francesco, era di Treviso e come ultima frase mi ha detto che se supera il Lavazè e lo bloccavano al controllo di Tesero, lasciava là la bici, si cambiava le scarpe da ciclista e saliva a Pampeago a piedi prendendo le scarpe da ginnastica che ha in macchina.
Gli sorrido lo saluto, ed entro al bar con lo stomaco sottosopra e l’unica cosa che mi viene in mente di ordinare è un the caldo che sorseggio piano piano. Mi ci vorrà un buon 15 minuti per berlo tutto ed evitare di buttar tutto fuori là dentro al bar. Il gestore ancora prima che glielo chieda, mi domanda se mi serve il timbro così gli porgo il cartellino. Ristabilito un po’ chiedo se c’è un posto dove mi posso cambiare, così trovo il modo di sostituire i pantaloncini fradici con altri corti ma invernali, cambiare la maglia intimo con una di mezza stagione mettere la pettorina antivento tra l’intimo e la maglia estiva e aggiungere manicotti e un k-way antipioggia per proteggermi dal “freddo virtuale”. Pago ed esco inforcando la bici consultando il conta-km che avevo trascurato da tempo, notando che il dislivello complessivo era di soli 4.300 mt.
La discesa verso Canazei mi fa patire non poco nonostante fossi imbottito più del dovuto. A Canazei decido per una “disperata pausa”, altro trancio di pizza che mangio a piccoli bocconi.
Parto alla volta di Vigo di Fassa con molte incertezze visto l’orario e un sacco di sete anche se lo stomaco era ridotto a un pugno e “annegato” da litri di liquidi. Mi fermo a una fontana credo a Pozza di Fassa per bere e giunto a Vigo mi dico, “si va al Costalunga”, “non è lungo, poi decido cammin facendo”. Faccio circa tre km e crollo di nuovo, fisico svuotato completamente.
Mi siedo su un gradino di una casa, non ho voglia di niente solo di rilassarmi, cosa faccio? Torno indietro da lì o proseguo? Consulto l’altimetria che avevo stampato da Openrunner e avevo avvolto attorno al manubrio per avere dei riferimenti sulle salite e non vedo altri tratti rossi sulla salita ma solo blu. Almeno 7 passi li devo portare a casa. Mi rimetto in bici e pedalo gli ultimi 3-4 km fino a quando spiana, senza sapere a quale quota fosse il passo. Arrivo agli alberghi che sono già illuminati e mi fermo per l’ennesima volta. Ore 21:30, anche se avessi gamb,a proseguire oltre vorrebbe dire andare su un punto di non ritorno che si chiama Passo Lavazè, 11 km x 1.000 mt forse di più …. a farlo a piedi,  a 5 all’ora sarebbero due ore ma sicuramente dovrei inserire delle soste. E chi chiamo se non ce la faccio più ?
Mi squilla il telefono, penso sia mia moglie invece sono miei genitori. Mi chiedono dove sia a quell’ora della sera e gli rispondo che sono al Costalunga. La cosa mi fa decidere che la scelta più sensata sia il tornare sui propri passi, accettare “la sconfitta”, l’ennesima di una breve vita da pseudo-randonneur al limite delle sue possibilità. Faccio un messaggio a mia moglie che mi ritiro, e mi risponde che spera cmq che mi sia divertito. Faccio poi un SMS al secondo numero di cellulare scritto sul cartellino, non quello di Maurizio, comunicando il ritiro sul Costalunga, mi sembrava doveroso. Sono per l’ennesima volta fradicio, così decido di cambiarmi di nuovo, gambali invernali, pantaloncini corti invernali sopra, maglia intima invernale e giacca invernale con sopra il k-way e guanti invernali. Accendo luci anteriori e posteriori e nonostante la tenuta scendo dal Costalunga verso Vigo battendo i denti.
Giunto in centro svolto verso valle facendo un po’ a mente quanti paesi avrei dovuto attraversare. A Moena trovo il centro bloccato, tutta area pedonale, ma la vigilessa che controlla se qualcuno entra mi fa cenno con la mano che posso entrare ugualmente con la bici. La strada del centro e illuminata a giorno, tipo notte bianca e con un sacco di persone che passeggiano; “che bella idea quella dell’APT !!”.
Riparto alla volta di Predazzo facendo il conto alla rovescia di quanti km mi mancavano leggendo i cartelli che si incontrano lungo la statale. Giungo al bivio di Tesero e ho il crollo oltre che fisico anche psicologico. Non ne voglio più sapere di andare su, è 1 km ma mi sembra il Monte Bianco. Dopo almeno dieci minuti, inforco la bici, vestito invernale com’ero e faccio a passo d’uomo l’ultimo km che mi separa dall’ipotetico traguardo di Tesero…. Il traguardo della mia “sconfitta”.
Arrivo in centro alle ore 22:30 credo. Appoggio la bici a fianco della Pizzeria e mi siedo sui gradini lì, solo a respirare, mentre i ciclisti di Piazzola sul Brenta erano già seduti lì fuori, con una birra media a testa in attesa di ordinare le pizze. Chiedo in maniera scontata se avevano già finito e uno di loro mi conferma di sì.
Dopo un po’ mi riprendo e alzandomi raccolgo la mia mtb. Mi chiedono se vado su (al Pampeago, pensando che arrivassi dal Lavazè) e gli rispondo di NO. Mi dirigo verso l’auto con il magone di non avercela fatta, e il rituale del togliersi tutti quegli indumenti da bici, risulta essere ancor più difficile del solito.
Mi cambio in abiti normali, mi sciacquo appena la faccia con dell’acqua che avevo portato con me in una tanica da 5 lt e mi butto a letto dentro l’auto, dopo aver legato la mtb al cerchione dell’auto.
Mi sveglio dopo un sonno tutto filato alle ore 6:45 di domenica  che è già chiaro da parecchio tempo, accendo il cellulare e la prima cosa che vedo è un sms dal numero di telefono al quale avevo scritto dal Passo Costalunga che “torno indietro”.

Il messaggio dice “MI SPIACE TANTO”.